L’Altrove
di Mavì Marino

…Lì si incominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
là le canzoni reali- sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare.


Come Pessoa sembra voler delineare un mondo idilliaco dove “ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli”, un mondo fisico e spirituale lontano e diverso, ma ammaliante e
carico di significati, così l’arte di Salvo Barone si lega indissolubilmente alla sua terra.
Infatti Il percorso artistico di questo artista si è delineato e formato in Sicilia, pur avendo
frequentato e assimilato le correnti artistiche sue contemporanee come l’astrattismo,
da cui parte e l’arte povera. La sua cifra espressiva diventa ben presto la figurazione: la
descrizione del paesaggio, la figura umana nella sua interezza o il ritratto vero e proprio.
In questi temi Barone si lega pienamente allo sviluppo dell’arte contemporanea in quella
zona appartata e silenziosa della Sicilia che si chiama sud-est dove vari artisti di Scicli,
Modica, Comiso, Ragusa, Vittoria hanno saputo definire la loro identità e superarla per
aprire una strada di più vasto respiro, tanto che alcuni artisti italiani e stranieri hanno
scelto quel luogo appartato della Sicilia per stabilirsi e produrre la loro arte, consapevoli
e quasi incantati dall’atmosfera che vi si respira. Ma Salvo Barone, con la sua sensibilità
e apertura, ha voluto, nel suo percorso, trovare la sua identità artistica mostrandoci
l’ambivalenza, a volte l’ambiguità, i due volti di questa terra che dà e prende, che ha
uguali espressioni di vita e di morte, di passione e di dolore. La sua visione del paesaggio
è spaesamento e malinconia: il silenzio dei carrubi spogli e abbandonati in un territorio
aggredito dal cemento, ma anche la ricerca di quella luce sui campi e sulle case che
solo in quel angolo di Mediterraneo si possono ammirare, dove “la luna che splende su
chi là vaga contento e libero ha intessuto la sua luce con le tenebre dell’immortalità”. E’
l’immersione in quei toni molteplici di verde, a volte inaspettati ma presenti in inverno nei
monti iblei, percorrendo strade di campagna con muretti a secco, dove improvvisamente
dopo tornanti in salita e discesa si presentano le case abbarbicate alla collina, una
attaccata all’altra, le vecchie e le nuove in un tripudio di stili diversi, balconi barocchi,
vasi di fiori e tende, palazzetti restaurati accanto ad altri abbandonati, dove la luce,
ancora una volta protagonista, si posa e dà un senso allo sguardo. E lo sguardo di Barone
è a volte impietoso, a volte comprensivo in questi passaggi tra la luce e il chiaroscuro che
rende con pennellate forti e decise di colore o con malinconia nei tratti sicuri e penetranti
del disegno che ha sempre coltivato con passione. Come dice Pessoa nella sua poesia “…il
tempo lì è un momento di allegria” e quindi sembra questo il compito dell’artista: far
scoprire questo luogo attraverso la sua bellezza, le sue luci, i suoi colori… ma non è solo
questo. Infatti Barone nei suoi ritratti ancora una volta fa sua l’ambivalenza, uno nessuno
e centomila, dandoci immagini dal forte impatto emotivo: sono donne e uomini descritti
nel loro bagaglio di finezze e spigolosità, di interiorità sofferta, di sguardi mai banali, dove
i colori intensi come il rosso, il nero, il blu esprimono la tragedia insita nella terra siciliana
e la passione nel volerla vivere fino in fondo. Questo mondo appartato e spesso criptico è
davvero l’Altrove di cui parla Pessoa, ma è anche il suo opposto in un contrasto forte di
colori e di materia che sconvolge e penetra quasi a voler scardinare le nostre certezze, i
nostri assiomi inossidabili per continuare la nostra comune ricerca di quel Altrove dove:
“Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia, ma delle nostre speranze finché saranno
ancora belle, non di rematori, ma di sfrenate fantasie.” ¹

  1. Da “L’Altrove” di Fernando Pessoa

 

 

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